CAMPI FLEGREI

Lago d'Averno   Solfatara   Capo Miseno

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Area archeologica di Baia

 
Antro della Sibilla


Lago Fusaro, Casina Vanvitelliana


Statua Antonia Minore


Pozzuoli, Macellum, cd. tempio di Serapide


Pozzuoli, anfiteatro Neroniano Flavio.


Castello di Baia


Miseno, Piscina Mirabile


Montenuovo


Compagno di Ulisse

 

"Sotto il cielo più limpido il suolo più infido; macerie di inconcepibile opulenza, smozzicate, sinistre; acque ribollenti, crepacci esalanti zolfo, montagne di scorie ribelli ad ogni vegetazione, spazi brulli e desolati, e poi, d’improvviso, una verzura eternamente rigogliosa che alligna dovunque può e s’innalza su tutta questa morte cingendo stagni e rivi, affermandosi con gruppi di querce persino sui fianchi di un antico cratere”

(Goethe, Viaggio in Italia, 1786)

Il golfo di Napoli è chiuso a Nord-Ovest dai Campi Flegrei, una vasta area di origine vulcanica la cui storia, arte ed il cui paesaggio, caratterizzato da numerosi crateri spenti, dolci colline, laghi ed un azzurro mare, rendono questa terra straordinariamente incantevole.

Il nome “Campi Flegrei” deriva dal verbo greco “phlègo”, che significa "brucio", "ardo". Dunque, Campi ardenti, il cui aspetto inquietante dovette impressionare così tanto i navigatori greci, che in questi luoghi ambientarono molti dei loro miti.

In tanti hanno scritto dei Campi Flegrei, ma più di chiunque altro fu Virgilio, completamente rapito dal fascino di questi luoghi, intrisi di miti e leggende. Il Tempio di Apollo a Cuma, la leggenda di Dedalo, la Sibilla, il mondo dell’Ade e la porta degli Inferi, ci riconducono al VI libro dell’Eneide.

Qui, il connubio Terra- Mito è presente più che altrove, ed Ercole, Odisseo ed Enea ne sono i protagonisti. Il lago d’Averno fu ritenuto l’ingresso all’Ade, il lago del Fusaro la Palude Acherusia.

E non solo personaggi mitologici greci e romani, ma anche Annibale, Cesare, Nerone, Agrippina e Paolo di Tarsia legarono i propri nomi a questa terra, che divenne tappa fondamentale per i viaggiatori del Gran Tour.

I Campi Flegrei sono dunque Archeologia e Mitologia.

Pozzuoli, emporio della potente Cuma, divenne Dicearchia (“giusto governo”) con l’arrivo dei fuggiaschi di Samo (530 a.C.). Ribattezzata dai romani Puteoli (“piccoli pozzi”) per via delle numerose sorgenti di acque termo-minerali, divenne l’approdo più importante del Mediterraneo.

Diversi i monumenti che ne attestano la gloria del passato:

- l’Anfiteatro Neroniano-Flavio, tra i più considerevoli esempi di anfiteatro a noi giunti. Qui, nel 305, sotto la persecuzione di Diocleziano, furono esposti sette martiri cristiani, tra cui Gennaro;

- il Macellum (“Tempio di Serapide”), parzialmente sommerso dal bradisismo;

- il Rione Terra, primo insediamento urbano, conserva vistose tracce dell’impianto viario del 194 a.C. e le strutture del Capitolium in tufo e del più noto Tempio marmoreo cosiddetto di Augusto, ed ancora tabernae adibite alla ristorazione, e un pistrinum, cioè un panificio.

Cuma, fondata intorno all’VIII sec. A.C. dagli abitanti di Pithekoussai (Ischia), divenne presto città fiorente. Il tempio di Apollo, tradizionalmente attribuito a Giove, la cui costruzione leggendaria si deve a Dedalo, e l’Antro della Sibilla, sede della sacerdotessa di Apollo, ci riconducono a Virgilio ed alla sua Opera.

Baia, il cui nome ci riporta a Bajos, compagno di Ulisse che qui fu sepolto. Approdo di Cuma, fu la meta più frequentata dalla nobiltà romana per la bellezza ambientale e le sorgenti termali. Ancora visibili i lussuosi impianti termali nel Parco Archeologico. Il castello, che ospita il Museo Archeologico, dove tra l’altro sono esposte le ricostruzioni del Sacello degli Augustali di Miseno e del Ninfeo Imperiale sommerso di Punta epitaffio, ci ricorda gli antichi fasti. Ed ancora i resti sommersi di Baia e del porto Julius.

Bacoli, che come Baia fu sede di soggiorni di imperatori  e della loro cerchia. Qui Nerone uccise sua madre Agrippina, ed i resti della sua tomba ancora rievocano il tragico episodio.  Invece, le Cento camerelle, un complesso di cisterne di età romana, così chiamate per la somiglianza ad un labirinto, stupiscono per la loro grandiosità.

E poi Miseno, sede  della flotta romana del Tirreno al tempo di Augusto, al cui comando, nel 79 d.C., vi era Plinio il vecchio che da qui partì per soccorrere le popolazioni vesuviane coinvolte dall’eruzione vulcanica, morendo egli stesso a Stabia.

Il nome ci rimanda al trombettiere di Enea, che avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato da questi precipitato in mare, annegando. Enea lo seppellì sotto un enorme tumulo, il Capo Miseno appunto. Qui Augusto fece costruire la Piscina Mirabile, altro enorme serbatoio realizzato per rifornire la flotta misenate. Punto di arrivo dell’acquedotto del Serino, completamente scavato nel tufo, poteva contenere circa 12.600 mc di acqua. Per il culto imperiale fu costruito il Sacello degli Augustali, oggi parzialmente sotto il livello del mare per effetto del bradisismo. Una statua equestre in bronzo di Domiziano/Nerva, esposta al museo del Castello di Baia, costituisce una rilevante opera.

Altro luogo suggestivo è la Solfatara, l’unico vulcano dei Campi Flegrei ancora attivo con impressionanti manifestazioni fumaroliche che incutono ancora timore in chi visita il vulcano. Non a caso, i Romani lo chiamavano “agorà di Efesto” o “foro di Vulcano”.

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