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“Terra
dei Briganti”, vergine e selvaggia.
“Terra dei miti”, dove si rievocano le figure di Leucosia e Palinuro.
Cultura, archeologia, storia, tradizioni culinarie, mare color cobalto,
colline verdi: questa è la costiera cilentana, uno snodarsi di centri
storici e borghi marinari:
Agropoli,
la porta del Cilento, il cui “scalone”, così chiamato dagli agropolesi,
conduce alla porta merlata seicentesca che apre ad Akropolis, la città alta
dove, con il castello, detto saraceno, con un solo colpo d’occhio e con il
fiato sospeso si domina l’intero golfo di Salerno, la Costiera Amalfitana,
Punta Campanella e la “dirimpettaia” isola di Capri.
Castellabate,
altro caratteristico centro medievale, un intreccio di stradine e scale che
si incontrano al castello voluto nel 1123 da Costabile Gentilcore, abate di
Cava e futuro San Costabile; molto bella la chiesa di Santa Maria de Giulia
eretta nel XII secolo; Santa Maria e San Marco di Castellabate, i
sottostanti borghi marinari, che si svegliano dal lungo sonno invernale
nella calda stagione estiva.
Il verdeggiante promontorio di Punta Licosa, che penetra nel mare
con i pini d’Aleppo, piegati alla forza del vento. Leucosia era la sirena
che qui morì togliendosi la vita, incredula di non essere riuscita ad
ammaliare con il suo canto Ulisse;
Acciaroli,
dove intorno agli anni cinquanta soggiornò lo scrittore Ernest Hemingway: la
tranquillità del luogo, il mare e la natura, gli ispirarono il famoso
romanzo ”Il vecchio e il mare”.
Pioppi
con il Museo del mare, è anche patria della dieta mediterranea a base di
olio di oliva, pasta, pesce, verdura e frutta. Fautore fu Angel Keys, medico
statunitense, che qui visse per circa 40 anni e a cui è stato dedicato il
Museo vivente della dieta mediterranea.
Poi, la suggestiva area archeologica di Velia, l’antica Elea, fondata
dai Focei intorno al 540 a.C., sede della famosa Scuola Filosofica di
Parmenide.
Conserva l’unico esempio di arco a cunei del mondo greco.
Pisciotta,
borgo raccolto attorno all’ex castello baronale; città dell’olio che ha
ottenuto il riconoscimento di denominazione di origine protetta.
Palinuro,
il cui omonimo capo con prepotenza si addentra nel mare, deve il suo nome al
nocchiero di Enea che cadde in mare a causa di un colpo di sonno e riuscì a
salvarsi arrivando sulla terraferma ma qui trovò la morte trucidato dagli
abitanti del luogo. Impervia e rocciosa è la costa, ricca di grotte, tra cui
va annoverata la Grotta Azzurra, quella d’Argento e la piccola Baia del Buon
dormire, il cui nome evoca piacevoli momenti.
Marina di Camerota,
dove nelle alte ed aspre falesie si aprono numerose grotte e si affacciano
al mare incantevoli baie, tra cui quella degli Infreschi, in cui la fresca
sorgente di acqua dolce incontra l’acqua tiepida del mare.
L’intero itinerario
costiero rientra nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano,
istituito nel 1995. Esso copre circa 178.172 ettari, il 37% dell’intera
provincia di Salerno. E’ un parco atipico perché non è fatto solo di
ambienti naturali ma anche di paesi: 80 sono i comuni interessati.
Il Parco ha avuto negli scorsi anni, due riconoscimenti importanti: il
primo, nel 1997, è il suo inserimento nella rete delle Riserve della
Biosfera del Mab-Unesco, dove Mab sta per Man and Biosphere: su tutto il
pianeta se ne contano circa 500 di queste aree protette le quali hanno il
compito di tutelare la biodiversità e promuovere uno sviluppo compatibile
con la natura e la cultura.
Il secondo riconoscimento è arrivato nel 1998 e cioè l’inserimento,
insieme ai siti di Paestum e Velia, nella Lista del Patrimonio mondiale
dell’Umanità.
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