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Pompei nasce intorno alla fine del VII sec a. C.
dalla fusione di popolazioni indigene, Etruschi e Greci. Verso la fine del V
sec a.C., i Sanniti, provenienti dai monti del Sannio e dell'Irpinia si
spinsero verso il mare conquistandola. E' a partire da questa età che la
città subisce un notevole incremento demografico e, come conseguenza,
un'espansione urbanistica. Vennero costruiti ed abbelliti edifici pubblici
ed anche l'edilizia privata ebbe molto sviluppo. Tale crescita e
monumentalizzazione continua e raggiunge l'apice con la sottomissione a
Roma, quando, dopo essersi ribellata ad essa, nell'89 a.C., fu assediata da
Silla che, nell'80 a.C. vi stanziò una colonia.
La città prese allora il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum.
Fu un periodo di massimo splendore e tanta ricchezza,Vennero edificate nuove
costruzioni e l'espansione continuò verso la Via dell'Abbondanza, cioè verso
la zona orientale, e verso quella più panoramica, la zona occidentale. La
vita scorreva tranquillamente quando, nel 62 d.C., la città e l'intera area
vesuviana furono scosse da un violento terremoto. Poi, il tragico epilogo,
l'eruzione del Vesuvio: era il 24 Agosto del 79 d.C., Pompei fu distrutta
per sempre, sommersa da una violenta pioggia di cenere e lapilli che la
coprì per circa sei metri di altezza. Così scrisse Goethe:
"Di
tutte le catastrofi che si sono abbattute sul mondo, nessuna ha provocato
tanta gioia alle generazioni future".
Difatti, è così suggestivo scoprire la città, percorrere le arterie
principali, quale la Via dell'Abbondanza, il decumano inferiore, un tempo la
strada più trafficata, la quale conduceva al Foro, alla zona dei teatri e al
Tempio di Iside, alle Terme Stabiane, e, dalla parte opposta, alla Palestra
e all'Anfiteatro. Su di essa si affacciavano residenze e numerose botteghe:
dal laboratorio dove si lavorava il feltro e si realizzavano tessuti e
calzature, (Officina di Verecundus), alla lavanderia dei panni, (Fullonica
di Stephanus), ed ai thermopolia, locali in cui si servivano bevande e cibi
caldi e presso cui si era soliti pranzare. Una sorta di Fast-food!
(Thermopolio di Asellina, di Vetutius Placidus).
La vivacità della città è testimoniata anche dalle insegne delle stesse
botteghe, dai manifesti elettorali affrescati sulle pareti e dalle numerose
iscrizioni relative a poesiole o ad imprecazioni ad esempio.
Ma Pompei è così estesa e completa che percorrendo le strade secondarie
sarebbero tante le sorprese.
Completa si, perchè non le mancava proprio nulla: la funzionalità e
l'efficienza si univa sempre alla raffinatezza e ad un ricercato gusto
estetico: basterebbe ricordare le eleganti decorazioni in stucco delle Terme
del Foro e di quelle Stabiane, e l' avanzato e sorprendente sistema di
riscaldamento dei loro ambienti, con le suspensurae e la concameratio. O si
pensi alla perfetta acustica del Teatro e dell'Odeion.
Non vi è inoltre altra area archeologica in cui sia giunta una così gran
quantità di affreschi, una preziosa miniera di informazioni. I temi infatti
sono i più disparati: paesaggi, mitologia, costumi, mestieri, nature morte,
riti sacri.
Questi, così armoniosi nell'insieme, adornavano sia edifici privati che
pubblici, li vivacizzavano con i colori forti e luminosi: il famoso rosso
pompeiano, il giallo, l'azzurro, il verde. Affreschi che tuttora hanno
capacità di deliziare la vista e stupire per la loro modernità.
Addentrandosi nelle case è possibile avere idea sulla strutturazione delle
stesse, la tipologia degli ambienti, la dimensione, e notevoli sono gli
esempi di ricche domus: quella del Fauno, del Poeta tragico, degli Amorini,
dei Vettii, del Menandro, sono solo alcuni esempi, che lasciano immaginare
l'alto tenore di vita, la ricchezza ed il lusso esasperato.
E' una città che si mostra in tutti i suoi aspetti, anche i più intimi: il
lupanare, tra le sue pareti, tiene ben segrete le consumate storie di amore
e di piacere.
Lo stesso fascino suscita anche la vicina Ercolano: stessa età di
fondazione, stesse vicende storiche, stessa causa di morte: l'eruzione del
Vesuvio, sepolta però sotto un'ardente e furiosa colata lavica, per
un'altezza di 20 metri circa. Anche qui si respira la stessa quotidianità.
Anche qui affreschi, stucchi e mosaici (splendido è quello di Nettuno e
Anfitrite), decoravano le case più ricche, quella dei Cervi, del Rilievo di
Telefo, di Argo.
Più piccola rispetto a Pompei e mancante di molti edifici di carattere
pubblico, perchè ancora sepolti, ha però restituito molti reperti organici
carbonizzati, quali arredi, stoffe, travi, e soprattutto i piani superiori
degli edifici, dando così idea dei volumi e delle tecniche costruttive.
Scesi nell'area archeologica, si provi ad alzare lo sguardo: la nuova
Ercolano adagiata sulla colata lavica solidificata, vive su quella antica.
E' tutto così straordinario!
Non si dimentichi però la fatalità dell'evento: a Pompei i calchi umani, ad
Ercolano gli scheletri, testimoniano la tragicità di questo evento.
Scrisse Marziale in un suo epigramma (IV, 44): "Tutto
ora giace sommerso dalle fiamme e dalla triste cenere, né gli Dei vorrebbero
che fosse stato loro consentito d'esercitare qui tanto potere!"
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