Pompei ed Ercolano

Pompei, foro  Pompei, Affresco della villa dei misteri, part.  Pompei, calco umano

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Pompei, quadriportico dei teatri


Pompei, Pistrinum


Pompei, casa del fauno


Pompei, Mercurio


Pompei, Apollo arciere - tempio di Apollo


Pompei, strada lastricata


Ercolano, Mosaico di Nettuno ed Anfitrite


Ercolano, area sacra
 

Pompei, Casa vettii


Pompei, terme del foro - Calidarium


Ercolano, Statua Ercole ubriaco
 


Patrimonio dell'umanità dal 1997
I motivi della scelta
"Le impressionanti vestigia delle città di Pompei ed Ercolano, e delle ville vicine, inghiottite dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. costituiscono la più completa testimonianza della società e della vita quotidiana in epoca romana in un momento preciso della storia.
In nessuna altra parte del mondo si è mai rinvenuto qualcosa di equivalente, o che abbia permesso di regalare ai posteri un quadro di vita così completo di una città commerciale e di una residenziale, dell'antica Roma".

Pompei nasce intorno alla fine del VII sec a. C. dalla fusione di popolazioni indigene, Etruschi e Greci. Verso la fine del V sec a.C., i Sanniti, provenienti dai monti del Sannio e dell'Irpinia si spinsero verso il mare conquistandola. E' a partire da questa età che la città subisce un notevole incremento demografico e, come conseguenza, un'espansione urbanistica. Vennero costruiti ed abbelliti edifici pubblici ed anche l'edilizia privata ebbe molto sviluppo. Tale crescita e monumentalizzazione continua e raggiunge l'apice con la sottomissione a Roma, quando, dopo essersi ribellata ad essa, nell'89 a.C., fu assediata da Silla che, nell'80 a.C. vi stanziò una colonia.
La città prese allora il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum.
Fu un periodo di massimo splendore e tanta ricchezza,Vennero edificate nuove costruzioni e l'espansione continuò verso la Via dell'Abbondanza, cioè verso la zona orientale, e verso quella più panoramica, la zona occidentale. La vita scorreva tranquillamente quando, nel 62 d.C., la città e l'intera area vesuviana furono scosse da un violento terremoto. Poi, il tragico epilogo, l'eruzione del Vesuvio: era il 24 Agosto del 79 d.C., Pompei fu distrutta per sempre, sommersa da una violenta pioggia di cenere e lapilli che la coprì per circa sei metri di altezza. Così scrisse Goethe: "Di tutte le catastrofi che si sono abbattute sul mondo, nessuna ha provocato tanta gioia alle generazioni future".
Difatti, è così suggestivo scoprire la città, percorrere le arterie principali, quale la Via dell'Abbondanza, il decumano inferiore, un tempo la strada più trafficata, la quale conduceva al Foro, alla zona dei teatri e al Tempio di Iside, alle Terme Stabiane, e, dalla parte opposta, alla Palestra e all'Anfiteatro. Su di essa si affacciavano residenze e numerose botteghe: dal laboratorio dove si lavorava il feltro e si realizzavano tessuti e calzature, (Officina di Verecundus), alla lavanderia dei panni, (Fullonica di Stephanus), ed ai thermopolia, locali in cui si servivano bevande e cibi caldi e presso cui si era soliti pranzare. Una sorta di Fast-food!
(Thermopolio di Asellina, di Vetutius Placidus).
 La vivacità della città è testimoniata anche dalle insegne delle stesse botteghe, dai manifesti elettorali affrescati sulle pareti e dalle numerose iscrizioni relative a poesiole o ad imprecazioni ad esempio.
Ma Pompei è così estesa e completa che percorrendo le strade secondarie sarebbero tante le sorprese.
Completa si, perchè non le mancava proprio nulla: la funzionalità e l'efficienza si univa sempre alla raffinatezza e ad un ricercato gusto estetico: basterebbe ricordare le eleganti decorazioni in stucco delle Terme del Foro e di quelle Stabiane, e l' avanzato e sorprendente sistema di riscaldamento dei loro ambienti, con le suspensurae e la concameratio. O si pensi alla perfetta acustica del Teatro e dell'Odeion.
Non vi è inoltre altra area archeologica in cui sia giunta una così gran quantità di affreschi, una preziosa miniera di informazioni. I temi infatti sono i più disparati: paesaggi, mitologia, costumi, mestieri, nature morte, riti sacri.
Questi, così armoniosi nell'insieme, adornavano sia edifici privati che pubblici, li vivacizzavano con i colori forti e luminosi: il famoso rosso pompeiano, il giallo, l'azzurro, il verde. Affreschi che tuttora hanno capacità di deliziare la vista e stupire per la loro modernità.
Addentrandosi nelle case è possibile avere idea sulla strutturazione delle stesse, la tipologia degli ambienti, la dimensione, e notevoli sono gli esempi di ricche domus: quella del Fauno, del Poeta tragico, degli Amorini, dei Vettii, del Menandro, sono solo alcuni esempi, che lasciano immaginare l'alto tenore di vita, la ricchezza ed il lusso esasperato.
E' una città che si mostra in tutti i suoi aspetti, anche i più intimi: il lupanare, tra le sue pareti, tiene ben segrete le consumate storie di amore e di piacere.
Lo stesso fascino suscita anche la vicina Ercolano: stessa età di fondazione, stesse vicende storiche, stessa causa di morte: l'eruzione del Vesuvio, sepolta però sotto un'ardente e furiosa colata lavica, per un'altezza di 20 metri circa. Anche qui si respira la stessa quotidianità. Anche qui affreschi, stucchi e mosaici (splendido è quello di Nettuno e Anfitrite), decoravano le case più ricche, quella dei Cervi, del Rilievo di Telefo, di Argo.
Più piccola rispetto a Pompei e mancante di molti edifici di carattere pubblico, perchè ancora sepolti, ha però restituito molti reperti organici carbonizzati, quali arredi, stoffe, travi, e soprattutto i piani superiori degli edifici, dando così idea dei volumi e delle tecniche costruttive.
Scesi nell'area archeologica, si provi ad alzare lo sguardo: la nuova Ercolano adagiata sulla colata lavica solidificata, vive su quella antica.
E' tutto così straordinario!
Non si dimentichi però la fatalità dell'evento: a Pompei i calchi umani, ad Ercolano gli scheletri, testimoniano la tragicità di questo evento.
Scrisse Marziale in un suo epigramma (IV, 44): "Tutto ora giace sommerso dalle fiamme e dalla triste cenere, né gli Dei vorrebbero che fosse stato loro consentito d'esercitare qui tanto potere!"
 

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