Meritò anche in quelli tempi da Paolo Diacono esser chiamato Benevento Città opulentissima, e Capo di più Provincie: Città reputata allora la più colta, e la più magnifica di quante n’erano in queste nostre Provincie.”.

(Pietro Giannone)

Capitale del ducato longobardo, prezioso scrigno racchiuso tra poderose mura, venne quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1943.

Ha però conservato molte delle testimonianze del suo glorioso passato.

Il Duomo, di età longobarda e ampliato in forme romaniche nel XII sec., che conserva la facciata e lo splendido portale bronzeo costituito da 72 formelle con scene, tra le altre, della vita di Cristo.
L’Arco di Traiano, tra i migliori conservati del mondo romano; venne eretto in occasione dell’ apertura della Via Appia Traianea, che accorciava il percorso da Roma a Brindisi; completamente istoriato, è tuttora un manifesto della grandezza dell’Impero e dell’Imperatore Traiano.
La chiesa di Santa Sofia, voluta da Re Arechi II nel 762, non appena divenne duca: geniale nella soluzione planimetrica, è un gioiello dell’arte longobarda.; accanto alla chiesa, Arechi fondò un monastero, famoso per lo “scriptorium” che produsse manoscritti redatti con la scrittura beneventana; del complesso si conserva l’eccezionale chiostro ampliato nel XII sec.: di gusto arabeggiante, è scandito da quadrifore e una trifora; straordinaria è la decorazione plastica che racconta storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, e anche il ciclo dei mesi dell’anno.
La Rocca dei Rettori, nota come Castello, che fu eretta nel 1321 come sede dei Rettori Pontifici.
Il Teatro Romano del II sec. d.C., che conserva buona parte della sua struttura originaria ed ha una perfetta acustica.
Il Museo del Sannio, che vanta importanti sculture egizie provenienti dal Tempio di Iside, e che conserva il nucleo più cospicuo per quantità e qualità di reperti rinvenuti fuori dall’Egitto.
Ma Benevento non è solo antichità: va ricordato anche l’Hortus Conclusus, collocato nell’orto del convento medievale dei Padri Domenicani, dove Mimmo Palladino, artista contemporaneo di origine sannita tra i più quotati, ha esposto alcune sue opere proprio accanto a reperti classici, a testimonianza della ricca cultura della città e del Sannio.

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