Ho veduto molte cose al mondo, ma nulla di più bello e soddisfacente per l’anima e i sensi. Non so se abbiate letto una traduzione dell’Eneide di Virgilio, in ogni caso procuratevela …”

(Da una lettera del principe di Metternich alla moglie, 30 aprile 1819)

Il golfo di Napoli è chiuso a Nord-Ovest dai Campi Flegrei, una vasta area di origine vulcanica, il cui paesaggio, caratterizzato da numerosi crateri spenti, dolci colline, laghi ed un azzurro mare, insieme alla sua storia e alla sua arte, rendono questa terra straordinariamente incantevole.

Il nome “Campi Flegrei” deriva dal verbo greco “phlègo”, che significa “brucio”, “ardo”. Dunque, Campi ardenti, il cui aspetto inquietante dovette impressionare così tanto i navigatori greci, che in questi luoghi ambientarono molti dei loro miti.

In tanti hanno scritto dei Campi Flegrei, ma più di chiunque altro lo fece Virgilio, completamente rapito dal fascino di questi luoghi, intrisi di miti e leggende. Il Tempio di Apollo a Cuma, la leggenda di Dedalo, la Sibilla, il mondo dell’Ade e la porta degli Inferi, ci riconducono al VI libro dell’Eneide.

Qui il connubio Terra- Mito è presente più che altrove, ed Ercole, Odisseo ed Enea ne sono i protagonisti. Il lago d’Averno fu ritenuto l’ingresso all’Ade, e il lago del Fusaro la Palude Acherusia.

E non solo personaggi mitologici greci e romani, ma anche Annibale, Cesare, Nerone, Agrippina e Paolo di Tarsia legarono i propri nomi a questa terra, che divenne tappa fondamentale per i viaggiatori del Gran Tour.

Nei Campi Flegrei, dunque, archeologia e mitologia si uniscono inscindibilmente.

Pozzuoli: emporio della potente Cuma, divenne Dicearchia,“giusto governo”, con l’arrivo dei fuggiaschi di Samo nel 530 a.C.. Ribattezzata dai romani Puteoli ,“piccoli pozzi”, per via delle numerose sorgenti di acque termo-minerali, divenne l’approdo più importante del Mediterraneo.

Diversi i monumenti che ne attestano la gloria del passato: l’Anfiteatro Neroniano-Flavio, tra i più considerevoli esempi di anfiteatro a noi giunti, dove, nel 305, sotto la persecuzione di Diocleziano, vennero esposti sette martiri cristiani, tra cui Gennaro, l’attuale Santo patrono di Napoli;il Macellum (“Tempio di Serapide”): a tutt’oggi parzialmente sommerso dal bradisismo;il Rione Terra: primo insediamento urbano, conserva sia le vistose tracce dell’impianto viario del 194 a.C. che le strutture del Capitolium in tufo e del più noto Tempio marmoreo cosiddetto di Augusto, le tabernae adibite alla ristorazione e anche un pistrinum, cioè un panificio.

Cuma: fondata intorno all’VIII sec. a.C. dagli abitanti di Pithekoussai, oggi Ischia, divenne presto città fiorente. Famosi sono sia il tempio di Apollo, tradizionalmente attribuito a Giove, la cui costruzione leggendaria si deve a Dedalo, che l’Antro della Sibilla, sede della sacerdotessa di Apollo. Entrambi questi monumenti ci riconducono a Virgilio e alla sua Opera.

Baia: il suo nome ci ricorda Bajos, compagno di Ulisse, che qui fu sepolto. Approdo marino di Cuma, fu la meta più frequentata dalla nobiltà romana per la bellezza ambientale e le sorgenti termali. Ancora visibili sono i lussuosi impianti termali nel Parco Archeologico. Il castello, che ospita il Museo Archeologico, dove tra l’altro sono esposte le ricostruzioni del Sacello degli Augustali di Miseno e del Ninfeo Imperiale sommerso di Punta epitaffio, ci ricorda i suoi antichi fasti. Ed ancora i resti sommersi di Baia e del porto Julius.

Bacoli: come Baia, fu sede di soggiorni di imperatori e della loro cerchia. Qui Nerone uccise sua madre Agrippina, ed i resti della sua tomba rievocano ancora il tragico episodio Invece, le Cento Camerelle, un complesso di cisterne di età romana, così chiamate per la somiglianza ad un labirinto, stupiscono ancora per la loro grandiosità.

E poi c’è Miseno: sede della flotta romana del Tirreno al tempo di Augusto, al cui comando nel 79 d.C. vi era Plinio il Vecchio, che da qui partì per soccorrere le popolazioni vesuviane coinvolte dall’eruzione vulcanica, morendo egli stesso a Stabia.

Il nome ci rimanda al trombettiere di Enea, che avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato da questi precipitato in mare, annegando. Enea lo seppellì sotto un enorme tumulo, il Capo Miseno. Qui Augusto fece costruire la Piscina Mirabile, altro enorme serbatoio realizzato per rifornire la flotta misenate. Punto di arrivo dell’acquedotto del Serino, poteva contenere circa 12.600 mc di acqua: una maestosa cattedrale scavata nel tufo. Per il culto imperiale fu costruito il Sacello degli Augustali, oggi parzialmente sotto il livello del mare per effetto del bradisismo. Una statua equestre in bronzo di Domiziano/Nerva, esposta al museo del Castello di Baia, costituisce una prova della sua monumentalità.

Altro luogo suggestivo è la Solfatara: è l’unico vulcano dei Campi Flegrei ancora attivo, con impressionanti manifestazioni fumaroliche che incutono ancora timore in chi visita il vulcano. Non a caso, i Romani lo chiamavano “agorà di Efesto”, o “foro di Vulcano”.

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